Sulle cause delle nostre sofferenze

Sulle cause delle nostre sofferenze

Chi “vuole” il nostro dolore? Perché soffriamo? Sappiamo che un umano può desiderare che un altro umano soffra e può contribuire volontariamente o involontariamente, consciamente o inconsciamente, alla sofferenza altrui, ma che succede quando il nostro dolore è provocato da noi stessi, cioè da una causa interna alla nostra persona?

Se consideriamo il dolore fisico, la questione è abbastanza semplice. E’ ovvio che una martellata su un dito, o una bruciatura provochino dolore, non importa se siamo stati noi stessi o altri a provocare la martellata o la bruciatura, ma se consideriamo il dolore non fisico, che chiameremo “mentale”, la faccenda è molto più complessa e complicata.

Infatti non è facile comprendere le cause dei dolori “mentali” come la malinconia, la tristezza, la paura, il panico, la depressione, la disperazione, la delusione ecc. Né è facile capire quanto gli altri siano coinvolti (volontariamente o involontariamente) in tali sofferenze.

Infatti dovremmo chiederci in quale misura gli altri sono responsabili dei nostri dolori mentali, in quale misura tali dolori siano dovuti a cause fisiologiche o alla nostra costituzione fisica, e in quale misura siano causati dalle nostre idee, cioè dai nostri pensieri, dai nostri ricordi, dalla nostra visione del mondo, dal nostro sistema di valori, dal nostro temperamento, dal nostro carattere ecc.

Io credo che in molti casi i dolori mentali siano causati da molteplici cause che agiscono sinergicamente, e credo che gli altri umani siano sempre coinvolti in essi, più o meno direttamente o indirettamente, volontariamente o involontariamente, oltre ad altre cause insite nella nostra personalità e nei contenuti e nella configurazione della nostra mente, cioè nelle logiche con cui interpretiamo il mondo, la società e altri individui particolari.

E’ possibile che una persona infligga volontariamente dolore su se stessa? Penso di sì, seppur molto raramente. Credo che ciò avvenga come mezzo per ottenere dei vantaggi, come, ad esempio, per espiare peccati o colpe sociali e farsi così perdonare, o per attirare attenzione e cure da parte di altri, o per far sentire qualcuno in colpa attribuendogli la responsabilità delle proprie sofferenze.

Più comune è il caso in cui il dolore, specialmente quello mentale, è inflitto, involontariamente, dal proprio corpo o dal proprio inconscio (che è la stessa cosa se consideriamo l’inconscio come tutto ciò che non appartiene alla coscienza, quindi anche il resto del corpo fisico).

Io suppongo che il dolore sia il segnale che il nostro corpo (ovvero il nostro inconscio) ci manda per dirci che stiamo sbagliando qualcosa, che ci stiamo comportando in modo non sano (fisicamente o socialmente), o che ci troviamo in un ambiente nocivo da cui faremmo bene a uscire.

Perciò ritengo importante, quanto siamo assaliti da un dolore fisico o mentale che non possiamo sedare immediatamente con qualche noto rimedio, soffermarci a cercare di capire cosa stiamo sbagliando nel nostro comportamento o nei nostri pensieri, e cosa ci può essere di nocivo nel nostro ambiente naturale e/o sociale, ovvero nelle relazioni col resto del mondo e in particolare nelle nostre relazioni sociali.

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.