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(Bellezza, Condividere, Etica, Gerarchia, Logica, Politica) 2022-04-30
(Bisogni, Condividere, Idee, Stupidità) 2022-01-01
Tuttavia ogni umano ha un profondo bisogno di condividere idee con altri umani, e soffre quando non ci riesce.
(Condividere, Relazioni) 2025-07-05
Infatti anche la semplice condivisione di una cosa materiale o immateriale tra due persone contribuisce alla formazione o al mantenimento di una relazione tra di esse.
Questo fenomeno mi sembra corrispondere al «desiderio mimetico» teorizzato da René Girard.
Questo fatto è ben sfruttato dall'industria della pubblicità, che mostra persone a cui piacciono i prodotti che si vogliono vendere.
D'altra parte, la condivisione di piaceri e desideri è un importante fattore di coesione sociale.
(Comunità, Condividere, Differenze umane, Gerarchia, Riti e rituali) 2021-08-28
Il rapporto sociale ideale è infatti un rapporto in cui le persone coinvolte sono d'accordo sulla qualità del rapporto stesso, su ciò che esse condividono e sui rispettivi ruoli.
In mancanza di accordo, una o più delle persone coinvolte deve sopportare ciò che l'altra desidera e che non si accorda con i propri desideri, oppure può cercare di imporre all'altro con la forza o con la negoziazione ciò che essa desidera.
In tal senso, la punizione equivale ad un sacrificio rituale in cui la vittima sacrificale viene immolata in onore del dio della comunità, per confermare l’appartenenza dei partecipanti alla comunità stessa e la sottomissione al suo nume tutelare.
Le pubbliche esecuzioni delle condanne a morte appartengono a tale fattispecie.
L'interazione rituale consiste nella condivisione, più o meno sincronizzata, di certe forme di comportamento, ed è particolarmente efficace, ad esempio, nel cantare o nel ballare insieme, nel partecipare ad una gara, nell'assistere insieme ad uno spettacolo o ad un rito, o nel condividere certe letture, certi gusti, e certe opinioni.
- quanto e con chi è condivisibile ciò che hai fatto, che stai facendo, e che prevedi di fare?
- quali cose che dovresti condividere non stai condividendo?
Come effetto dell’autocensura il soggetto prova sentimenti di attrazione e repulsione, di interesse e disinteresse, di angoscia e di tranquillità, in funzione delle risposte alle domande sopra descritte.
L'uomo ha bisogno di condividere. Se non lo fa muore. Tanto più condivide, tanto più è vivo e felice.
Tuttavia, la condivisione di disprezzo, paura e odio verso altri umani può causare liti, guerre, distruzioni e isolamenti dolorosi o letali. Perciò conviene non disprezzare, temere e odiare più dello stretto necessario.
(Condividere, Confliggere, Cooperare, Dialogo, Società) 2024-08-07
La coesione sociale richiede una certa condivisione di ideali, di valori, e di interessi.
Una società in cui manca la motivazione ad accordarsi su un certo numero di principi fondamentali non è coesa, ed è destinata a dissolversi o ad essere superata da società più coese.
La difesa contro il comunismo è stato un importante fattore di coesione delle società liberali fino agli anni ‘80. La dissoluzione dell’impero sovietico ha diminuito notevolmente la coesione di tali società.
Cosa ci unisce oggi? Una sterile idea di libertà che ognuno interpreta e realizza a modo suo, e che perciò non favorisce la cooperazione.
La grande libertà di cui la nostra generazione e le successive hanno goduto ci ha viziati e indeboliti.
I nostri social network rispecchiano la mancanza di coesione della nostra civiltà: tante affermazioni inconcludenti, impermeabili ai discorsi altrui, e nessuna motivazione ad accordarsi su qualche principio fondamentale.
Gli stolti amano gli umili, ma non i saggi. I saggi, infatti non sono umili, anche se sanno che conviene sembrarlo per essere accettati e amati.
Gli stolti si guardano bene dal diventare saggi perché per loro è meglio sbagliare insieme che avere ragione da soli. Perciò se appartenete a quel piccolo numero di persone che cercano di capire la natura umana, non fatevi illusioni: più la capirete e più sarete soli.
Gli stolti amano la falsa saggezza, quella dei ciarlatani (accademici e non), inutile, illusoria e spesso dannosa, ma facile da condividere. Perché per l'uomo ciò che conta non è la verità, ma la condivisione, fosse anche la condivisione di falsità. La verità è molto più complessa e imbarazzante delle falsità; per questo la falsità è più popolare.
Ecco alcuni esempi di come si può usare il verbo "condividere":
- Posso condividere il mio pranzo con te?
- Voglio condividere con te la mia idea per un nuovo progetto.
- Ho condiviso con te la mia esperienza di vita.
La condivisione può essere anche un modo per diffondere informazioni e idee. Quando condividiamo qualcosa, stiamo aiutando gli altri a imparare e crescere. Questo può avere un impatto positivo sulla società nel suo insieme.
In definitiva, la condivisione è un atto di generosità. Quando condividiamo qualcosa, stiamo donando qualcosa di nostro agli altri. Questo può essere un regalo prezioso, sia per chi lo riceve che per chi lo offre.
D’altra parte, condividere un'idea o un’attività è difficile se queste sono diverse da quelle già comunemente condivise e praticate. Perché l'uomo ha paura delle cose non condivise, perché queste dividono le persone e le allontanano dalla comunità. E l'uomo ha un assoluto bisogno di essere parte di una o più comunità.
Una cosa che invece nessuno rifiuta è il proprio “servizio”, cioè mettersi al servizio di una persona, aiutarla a soddisfare i suoi bisogni e i suoi desideri. Tuttavia anche qui ci possono essere dei problemi: Primo, perché un essere umano non può servire che un numero di persone limitato, dato che il suo tempo e le sue risorse sono limitate; secondo, servire una persona può suscitare la gelosia di un’altra, che vorrebbe essere servita esclusivamente o prioritariamente; terzo, non si può passare la vita solo a servire gli altri, perché si ha anche bisogno di essere serviti, cosa difficile da ottenere se non in cambio di qualcosa. L’ideale è quindi servire qualcuno disposto a servirci a sua volta.
Davanti ad un verbo, l'aggettivo «comune» conferisce un senso di socialità, simultaneità, familiarità, uguaglianza, somiglianza, parità, unità, unione ecc.
- comune appartnere
- comune possedere
- comune fare
- comune volere
- comune sapere
- comune stare
- comune pensare
- comune sentire
- comune abitare
- comune usare
- comune parlare
- comune preferire
- comune temere
- comune desiderare
- comune adorare
- comune obbedire
- comune odiare
- comune amare
Per sempificare, possiamo distinguere due modalità relative all'essere in comune: avere (o essere) in comune vs. mettere in comune. La prima modalità è statica in quanto implica una situazione, la seconda dinamica in quanto implica un'azione.
A tal proposito, io ho il sospetto che quanto più una cosa è insensata, tanto più essa si presta per essere condivisa, perché tanto meno richiede una convalida razionale. Infatti non tutti hanno un livello di intelligenza sufficiente per convalidare razionalmente le cose da condividere.
La religione e il sacro costituiscono esempi di insensatezza condivisa. Parte dell’insensatezza consiste proprio nel fatto di rifiutare ogni convalida razionale della cosa condivisa, che deve essere accettata per il solo fatto di essere tradizionalmente condivisa, senza alcun’altra ragione.
Ad esempio possiamo immaginare la creazione di una comunità basata sulla condivisione della sacralità del numero 5136 (un numero che ho scelto a caso). o del rito in cui si consuma in gruppo un cibo costituito da pane impregnato di succo di mela, o della convinzione di essere l’unica comunità destinata all’immortalità.
Ovviamente, chi non condivide certe insensatezze non può far parte della comunità che le condivide, e per molti venerare l’insensatezza è meglio che l’esclusione dalla comunità che la venera.
Nella competizione uno cerca di avere più potere o beni, o cose migliori, di un altro e per questo ha bisogno di riservare a sé stesso (ed eventualmente a familiari, amici e alleati) cose che non è disposto a condividere con tutti gli altri.
Nell'individuazione, uno cerca di condividere cose diverse da quelle normalmente condivise dagli altri, cioè di cambiare gli oggetti di condivisione. Perciò smette di condividere le cose che giudica inutili o nocive e propone agli altri di condividere nuove cose ritenute migliori.
Dopo una crisi di condivisione causata da competizione, la condivisione riprende allorché le persone accettano certe disuguaglianze e privilegi come giustificate (da una filosofia o religione) o come il male minore rispetto al caos sociale che un conflitto continuo produrrebbe.
Dopo una crisi di condivisione causata da individuazione, la condivisione riprende allorché le persone accettano l'evoluzione dai vecchi oggetti di condivisione ai nuovi. In altre parole, quando le rivoluzioni si perfezionano e ciò che era trasgressivo diventa normale.
- Condividere informazioni: Trasmettere o divulgare dati, conoscenze o notizie con altre persone o con il pubblico. Questo può avvenire attraverso la comunicazione verbale, scritta o tramite piattaforme digitali come i social media.
- Condividere esperienze: Vivere e sperimentare qualcosa insieme ad altre persone, come viaggi, eventi, feste, ecc. In questo caso, condividere l'esperienza significa parteciparvi insieme ad altre persone.
- Condividere emozioni o sentimenti: Esprimere le proprie emozioni o stati d'animo con altre persone, sia positivi che negativi, con l'obiettivo di connettersi o ricevere supporto.
- Condividere risorse: Mettere a disposizione o distribuire risorse materiali o immateriali con altre persone, come cibo, denaro, abilità, tempo, ecc. Questo può avvenire in situazioni di beneficenza, cooperazione o reciprocità.
- Condividere opinioni o punti di vista: Esprimere le proprie idee, pensieri o opinioni con altri e partecipare a discussioni o dibattiti.
- Condividere file o contenuti digitali: Invio o distribuzione di file, foto, video o altri contenuti tramite internet o altre piattaforme digitali.
In generale, condividere è un atto che favorisce l'interazione e la comunicazione tra le persone, promuovendo la coesione sociale e la creazione di legami tra gli individui.
In realtà pubblicare qualcosa in Internet costituisce solo una “proposta” di condivisione, cioè una domanda, un’offerta, o una speranza di condivisione, che altri potrebbero accettare, ignorare o rifiutare esplicitamente.
Tuttavia continuiamo a postare contenuti online perché l’illusione di condividere ci fa star bene per qualche momento, fino a quando apparirà chiaro che nessuno è realmente interessato a condividere, cioè ad apprezzare, a copiare, a farsi influenzare da ciò che abbiamo pubblicato, e a unirsi a noi operativamente o affettivamente per effetto di quella condivisione.
Peraltro, un “like” a un nostro post potrebbe essere solo un gesto di cortesia superficiale, privo di qualsiasi vero significato di condivisione e di impegno, o essere frutto di un malinteso di quanto abbiamo postato.
Ovviamente ciò che ho scritto vale anche per il presente articolo.
Una proposta di condivisione (come un post in un social network) è un tentativo di diminuire la propria solitudine o il proprio isolamento materiale o morale, o un tentativo di trovare alleati o seguaci per un proprio progetto o per il proprio atteggiamento verso la società.
La vera condivisione di qualcosa si ha solo quando intorno ad essa si realizza una reale solidarietà, ovvero un comune comportamento che mira a un certo cambiamento sociale, o al mantenimento di una certa situazione, e la messa in comune di risorse a tale fine.
Il bisogno di condivisione è profondo e spesso inconscio, nascosto. L’uomo fa tantissime cose allo scopo di soddisfare il suo bisogno di condivisione, illudendosi di avere altri motivi, come se il bisogno di condivisione non abbia una sua sufficiente dignità e giustificazione.
Se io chiedo a qualcuno il perché di una sua certa abituale attività sociale lui mi risponde probabilmente che fa quelle cose perché gli piace farle, o perché è interessato ai contenuti di quel tipo di attività. Ma queste non sono le vere ragioni, cioè le ragioni “prime”.
Infatti se io chiedo a quella persona perché quella particolare attività sociale gli piace o perché è interessato ad essa, forse non saprà dire altro che “mi piace perché mi piace” o “mi interessa perché mi interessa”. Ebbene, io credo che le attività sociali ci piacciono e ci interessano nella misura in cui ci permettono di condividere con altri cose che ci stanno a cuore, oppure cose qualsiasi, purché siano condivisibili. Perché condividere qualcosa è un modo per stare insieme, per entrare in relazione, per interagire, per far parte di una comunità, che è la cosa che più ci piace e ci interessa.
Perciò, se non riuscite a capire perché certe persone fanno certe cose insieme ad altri, probabilmente il motivo è che desiderano condividere qualcosa con gli altri per unirsi a loro, e quell'attività è un buon pretesto, una buona giustificazione. Insomma, si tratta di condividere per interagire, e di interagire per appartenere, non importa cosa venga condiviso, anche cose senza senso, purché vi sia condivisione.
Mi sembra impossibile capire molte attività sociali senza questa chiave di comprensione: condividere per appartenere.
(Condividere) 2023-07-24
Ci sono molte sfide che possono sorgere quando le persone collaborano con persone che hanno visioni del mondo diverse. Una sfida è la comunicazione. Può essere difficile capire le prospettive degli altri quando si hanno esperienze e background diversi. Un'altra sfida è la risoluzione dei conflitti. Quando le persone hanno opinioni diverse su qualcosa, può essere difficile trovare un terreno comune.
Nonostante queste sfide, è possibile collaborare con persone che hanno visioni del mondo diverse. Ecco alcuni suggerimenti:
- Siate rispettosi delle opinioni degli altri, anche se non le condividete.
- Siate disposti a ascoltare le prospettive degli altri.
- Siate disposti a trovare un terreno comune.
- Siate disposti a compromessi.
- Siate trasparenti sui vostri obiettivi e sulle vostre motivazioni.
- Siate flessibili e pronti ad adattarvi.
Ecco alcuni esempi di cooperazione tra persone con visioni del mondo diverse:
- I membri di un team di lavoro che hanno opinioni diverse su come completare un progetto possono collaborare per trovare una soluzione che funzioni per tutti.
- Le persone di diversi partiti politici possono collaborare per scrivere una legge che sia vantaggiosa per tutti i cittadini.
- Le persone di diverse culture possono collaborare per creare un evento che sia celebrato da tutti.
(Condividere) 2023-07-24
Ecco alcune considerazioni importanti per favorire la cooperazione tra persone con visioni del mondo diverse:
- Rispetto reciproco: È essenziale che entrambe le parti si rispettino reciprocamente, riconoscendo che le differenze di visione del mondo sono naturali e che ognuno ha il diritto di avere le proprie opinioni.
- Ascolto attivo: Praticare l'ascolto attivo e aperto è fondamentale. Significa cercare di comprendere le motivazioni, i valori e le prospettive dell'altro senza giudicarli o interromperli.
- Focalizzarsi sugli obiettivi comuni: Concentrarsi sugli obiettivi o sugli interessi che entrambe le persone condividono. Questi punti in comune possono diventare il fondamento della cooperazione.
- Trovare compromessi: Nell'ambito delle differenze di visione, può essere necessario trovare dei compromessi che siano accettabili per entrambe le parti, in modo da raggiungere una soluzione soddisfacente.
- Apprezzare la diversità: Vedere la diversità di opinioni come un'opportunità per arricchire la prospettiva e la comprensione del mondo, piuttosto che come una barriera.
- Essere disposti al cambiamento: Le persone con punti di vista diversi potrebbero influenzarsi reciprocamente e crescere attraverso l'interazione. Essere aperti al cambiamento e alla crescita personale è importante.
- Evitare argomenti divisivi: Se ci sono temi particolarmente divisivi, potrebbe essere meglio evitarli e concentrarsi su altre questioni su cui collaborare.
È importante sottolineare che la cooperazione tra individui con visioni del mondo diverse può essere un processo complesso e richiedere pazienza e comprensione. Tuttavia, quando viene gestita con rispetto e apertura mentale, può portare a risultati positivi e alla creazione di relazioni significative e produttive.
Una possibile risposta è che il bisogno di condivisione non è l'unico presente nell'uomo, ma convive con altri che possono essere, rispetto ad esso, antagonisti, antitetici o incompatibili. Per esempio i bisogni di potenza, possesso, competizione, libertà ecc. che sono causa di gelosia, invidia, ostilità, odio, violenza ecc.
L'uomo è dunque, per usare un'espressione di Gregory Bateson, sottoposto ad un "doppio vincolo": da una parte il bisogno di condivisione, che lo spinge verso i suoi simili, dall'altra i bisogni ad esso antitetici (competizione, libertà ecc.) che lo spingono in senso opposto. La faccenda è in realtà più complessa perché ognuno classifica gli altri in due gruppi: "alleati" e "rivali", per poi soddisfare il suo bisogno di condivisione con i primi e quello di competizione con i secondi. Un'ulteriore complicazione è costituita dal fatto che una stessa persona può facilmente e frequentemente passare dal ruolo di alleato a quello di rivale e viceversa.
Forse questa polarizzazione in "alleati" e "rivali" c'è sempre stata, anche se in forme più o meno drastiche, a seconda del temperamento genetico e dell'educazione o cultura di appartenenza.
Ovviamente, quanto più la polarizzazione si acuisce, tanto più grande è il rischio di conflitto o violenza tra gruppi rivali. Il paradosso è che generalmente la condivisione con gli alleati aumenta quanto più cresce l'ostilità verso i comuni rivali. C'è allora da chiedersi se sia possibile una "alleanza", ovvero una condivisione, senza comuni rivali, e a questa domanda non so rispondere.
Se la risposta fosse negativa, vorrei far parte di un'alleanza di persone comprensive i cui rivali sarebbero quelle non comprensive per quanto riguarda la natura umana in tutti i suoi aspetti, a partire dai bisogni (a tutti i livelli, da quelli fisici a quelli più spirituali) e dai sentimenti ad essi associati.
Risposta di ChatGPT:
La condivisione è estremamente importante nei rapporti umani. Essa svolge un ruolo fondamentale nell'instaurare legami significativi e duraturi tra le persone, sia a livello personale che sociale. Ci sono diversi aspetti in cui la condivisione riveste un ruolo cruciale:
- Empatia e comprensione: Condividere le esperienze, i pensieri e le emozioni permette alle persone di comprendere meglio gli altri e di sviluppare empatia. Questa comprensione reciproca favorisce un clima di fiducia e reciproco sostegno nei rapporti.
- Costruzione di legami: La condivisione di momenti speciali, sfide, successi e sconfitte contribuisce a creare legami profondi e significativi tra le persone. La capacità di condividere la propria vita con gli altri porta a una maggiore intimità e senso di connessione.
- Supporto sociale: La condivisione delle proprie difficoltà e problemi può aiutare a ottenere il supporto e la comprensione necessari da parte degli altri. Condividere i carichi emotivi può alleggerire il peso delle preoccupazioni individuali.
- Crescita personale: La condivisione delle esperienze, delle conoscenze e delle prospettive può portare a una crescita personale e intellettuale più rapida. Quando impariamo dagli altri e ci apriamo a nuove idee, possiamo arricchire la nostra comprensione del mondo.
- Riduzione dell'isolamento sociale: Condividere con gli altri ci permette di superare l'isolamento e la solitudine, fattori che possono avere un impatto negativo sulla nostra salute mentale e benessere generale.
- Stabilire una comunità e una cultura: La condivisione di valori, tradizioni, usanze e storie aiuta a creare una cultura condivisa all'interno di una comunità o di un gruppo sociale, rafforzando così l'identità e il senso di appartenenza.
- Migliorare le relazioni interpersonali: La condivisione di pensieri e sentimenti può contribuire a risolvere i conflitti e a favorire una comunicazione più aperta e onesta all'interno delle relazioni.
In sintesi, la condivisione è uno dei pilastri fondamentali per costruire e mantenere rapporti umani sani, positivi e significativi. Senza di essa, le interazioni umane sarebbero molto più superficiali e la mancanza di connessione potrebbe comportare isolamento emotivo e sociale. Pertanto, incoraggiare la condivisione e coltivare la capacità di ascoltare e comprendere gli altri sono elementi essenziali per migliorare la qualità delle nostre relazioni e della nostra vita in generale.
Suppongo che l’uomo abbia assolutamente bisogno di condividere cose con altri, nel senso che se non lo facesse morirebbe o si ammalerebbe fisicamente e/o psichicamente. Tuttavia, essendo l'uomo un animale competitivo, invidioso e geloso, condividere qualcosa con certe persone può implicare la negazione o la proibizione della condivisione della stessa cosa con altre, come nelle guerre, in cui la condivisione di una patria implica la rivalità rispetto ai suoi nemici. Non si può infatti far parte di comunità avverse né condividere con più persone ciò che è ritenuto esclusivo, come ad esempio il rapporto monogamico.
La condivisione può essere oggetto di conflitto anche nel caso in cui una delle due parti la desideri e l'altra la rifiuti o la tema. E può essere oggetto di commercio nel senso che può essere venduta o concessa in cambio di una contropartita.
Inoltre occorre osservare che, sebbene la condivisione sia una cosa indispensabile e vitale, una maggiore condivisione non è sempre migliore rispetto ad una minore. Infatti, oltre un certo grado di condivisione, essa comincia a dar luogo ad inconvenienti, come una possibile perdita di autonomia e libertà, compresa quella di fare cose che gli altri non riescono a condividere.
Possiamo dunque dire che l'uomo sia soggetto ad un "doppio vincolo": da una parte ha un bisogno assoluto di condividere, dall'altra ha paura di farlo con le persone sbagliate e/o in misura sbagliata, al momento sbagliato o ad un prezzo troppo alto. A mio avviso il dilemma è pertanto: "condividere o non condividere?", da cui derivano domande come: Con chi? Cosa? Come? Quando? Quanto? A quale prezzo? A tal proposito occorre aggiungere la paura del rigetto, che può essere interpretato come rifiuto della persona che offre la condivisione, con effetti devastanti sulla sua autostima e reputazione.
Il successo di Facebook e di altri social network è dovuto soprattutto al fatto che permettono di condividere senza impegno. E' vero che in questi luoghi virtuali si condivide in modo superficiale, ma è anche vero che si può interrompere subito la condivisione se questa si rivela insoddisfacente o troppo impegnativa. Occorre inoltre osservare che la condivisione “virtuale” può essere illusoria o fallimentare quando i contenuti “condivisi” vengono ignorati dalle persone a cui sono rivolti.
Per concludere, suppongo che quasi tutti i comportamenti sociali siano spiegabili come gesti o tentativi di condivisione di qualcosa di materiale o di immateriale, finalizzati alla cooperazione verso qualcuno oppure come manifestazioni di non condivisione o di esclusione verso altri. Senza tale chiave di comprensione gran parte del comportamento umano sarebbe per me inspiegabile, per non dire assurdo.
Ognuno condivide qualcosa con qualcuno. Ed io cosa condivido, e con chi?
(Appartenere, Bisogni, Condividere, Interagire) 2018-11-25
D'altra parte il concetto stesso di valore implica quasi sempre una condivisione. E' infatti difficile pensare a qualcosa che abbia valore solo per un individuo e per nessun altro.
Ci sono diversi tipi di condivisione, e quindi di valore o disvalore. Seguono alcuni esempi.
Primo esempio: il denaro. Esso vale solo se è riconosciuto come valido, ovvero come strumento di scambio per ottenere beni o servizi, da più di una persona. Il suo valore è dunque condiviso.
Altro esempio: un vestito. Se si tratta di un vestito che indosso solo in casa e che nessuno può vedere al di fuori di me, il suo valore è individuale e privato, nel senso che mi serve solo per proteggere la mia pelle da freddo, attriti e sporcizia. Ma se lo indosso in presenza di altri, esso ha anche una valenza sociale perché mi qualifica agli occhi altrui, a seconda della sua fattura, come appartenente ad una certa categoria sociale o tipo psicologico, e perché potrebbe avere un effetto estetico più o meno attraente o repellente agli occhi di chi lo vede.
Altro esempio: una particolare professione. Essa ha una valenza sociale in quanto serve gli interessi di qualcun altro, e se mi qualifica come appartenente ad una certa categoria sociale, oppure se ha un effetto estetico più o meno attraente o repellente agli occhi altrui. Una professione implica perciò diverse condivisioni di utilità e significati.
Altro esempio: un'attività collettiva, come assistere ad una messa o a un evento sportivo. Essa mi qualifica agli occhi altrui come appartenente ad una certa categoria sociale e mi permette di partecipare ad un rito sociale, condiviso per definizione. In tal caso vengono condivisi sia la categoria sociale di appartenenza, sia il rito stesso, dove l'uno è funzionale rispetto all'altro essendo una categoria sociale caratterizzata dalla celebrazione collettiva di certi riti.
Altro esempio: ballare con un'altra persona. In tal caso viene condiviso lo spazio (essendo i danzanti in contatto fisico), il ritmo e i movimenti, oltre all'appartenenza a una certa categoria sociale e il rito che il ballo in un certo senso costituisce.
Si potrebbero fare infiniti altri esempi. Si può dire, in generale, che in tutte le attività sociali ci sia qualche sorta di condivisione: di linguaggio, spazio, tempo, energie, movimenti, beni, simboli, gesti, sostanze, valori etici ed estetici ecc.
Si potrebbe anche dire che la condivisione serva a se stessa, nel senso che attraverso la condivisione di qualcosa si possono condividere altre cose, oppure che una condivisione tira l'altra. D'altra parte, chi non condivide nulla è solo, isolato, e quindi a rischio di morte e di follia.
Per quanto sopra, possiamo concludere che ogni comportamento umano è motivato, consciamente e ancor più inconsciamente, dal desiderio di condividere qualcosa con qualcuno, o di eliminare un ostacolo (reale o presunto) a qualche condivisione. Questa riflessione dovrebbe aiutarci a comprendere perché qualcuno fa ciò che fa anche quando quell'azione ci sembra strana, inspiegabile o deleteria.
La vita di un essere umano è contrassegnata da dilemmi. Uno di essi, forse il più importante, che si presenta continuamente, ad ogni proposta di condivisione che incontriamo è “condividere o non condividere”?
Risposta di ChatGPT:
Condividere o non condividere? Sulla soglia dell’esistenza intersoggettiva
“Condividere o non condividere?”: questa domanda, all’apparenza semplice, tocca il cuore della condizione umana. Non si tratta di una scelta occasionale, ma di un dilemma ricorrente, strutturale, che emerge a ogni possibilità di apertura all’altro. È una tensione costitutiva dell’esistenza, che ci chiama a decidere, ogni volta, se vogliamo restare chiusi nella nostra interiorità o esporci all’intersoggettività.
In questa tensione si rivela una delle strutture fondamentali dell’essere-nel-mondo, per dirla con Heidegger. L’essere umano non è un soggetto isolato, ma un essere-con (Mitsein): la sua identità si costituisce attraverso relazioni, scambi, esposizioni. Tuttavia, proprio perché ogni condivisione implica un’uscita da sé, essa comporta un rischio ontologico: l’essere che si espone si rende vulnerabile alla parola dell’altro, al suo sguardo, al giudizio, ma anche all’incomprensione, alla manipolazione, al rifiuto.
Condividere è dunque un atto che sfida l’ontologia della chiusura: rompe la sfera dell’autosufficienza narcisistica e introduce l’apertura verso l’alterità. In termini levinasiani, è un gesto etico primario: nell’atto di offrire qualcosa di sé — un pensiero, un’emozione, un bene — l’io riconosce l’esistenza dell’altro come irriducibile e degna di considerazione.
Ma la condivisione non è sempre possibile né sempre giusta. La decisione di non condividere può rappresentare un atto di tutela del sé, un'affermazione di autonomia, persino un gesto filosofico di resistenza all'inflazione della comunicazione, tipica delle società postmoderne. In un mondo in cui tutto è esposto, condividere può diventare un automatismo privo di intenzionalità, una simulazione dell’incontro. La non-condivisione, in questo contesto, assume una valenza etica: è un limite imposto contro la sovraesposizione, un rifiuto dell’economia dello scambio immediato.
Il dilemma “condividere o non condividere” mette in crisi ogni modello assoluto di etica relazionale. Ci obbliga a riconoscere che non esiste una regola universale, ma solo situazioni determinate, in cui occorre esercitare discernimento. Ogni scelta è situata, carica di implicazioni affettive, simboliche, talvolta politiche. Condividere un’idea può generare comprensione reciproca, ma anche strumentalizzazione; non condividere un dolore può salvaguardare l’integrità del sé, ma anche condannarlo all’isolamento.
In questo senso, il dilemma non è da risolvere, ma da abitare. Come ogni tensione tragica, esso non trova soluzione nel superamento dialettico, ma nella coesistenza dei poli opposti. L’essere umano si definisce proprio in questa oscillazione, in questa prassi dell’esitazione che lo accompagna nei luoghi più concreti dell’esistenza: l’amicizia, l’amore, la scrittura, la testimonianza, il silenzio.
Scegliere se condividere o no è allora un atto radicalmente umano, in cui si intrecciano etica, politica e ontologia. In ogni condivisione vera, c’è un eccesso che sfugge al calcolo: un dono, direbbe Derrida, che eccede l’economia dell’utile e dell’equivalente. Ma proprio per questo, ogni rifiuto di condividere può essere un atto di custodia del sacro.
In definitiva, il dilemma non chiede una risposta definitiva, ma una consapevolezza rinnovata: ogni scelta di condivisione è una forma di esposizione dell’essere; ogni rifiuto, un gesto di sottrazione che può custodire un’essenzialità. L’umano si forma e si deforma in questa soglia, fragile ma feconda, dove l’altro è sempre possibile e mai garantito.
Ritengo che tali principi possano essere condivisi sia da credenti in qualunque religione, sia da atei, sia da agnostici. Sono graditi commenti e proposte di aggiunte e di modifiche.
Mi piacerebbe sapere da ogni lettore quali principi ritiene validi e quali no, quali si impegnerebbe a seguire e quali no.
Questo articolo verrà modificato più volte nelle prossime settimane per tener conto dei commenti ricevuti.
- Non fare ad altri quello che non vorresti fosse fatto a te.
- Non danneggiare nessuno, tranne nei casi in cui farlo sia necessario per impedire ingiustizie o danni maggiori per qualcuno che non li merita.
- Non fare cose che, se tutti potessero fare e facessero, danneggerebbero la società o l’ambiente naturale.
- Non considerare gli altri come mezzi per soddisfare i tuoi bisogni senza un corrispettivo, ma cerca la cooperazione con gli altri per una soddisfazione reciproca.
- Ripaga le persone individualmente, e la società in generale, per quello che da loro hai ricevuto, per quanto ti è possibile. Nessuno ha il diritto di vivere a spese di altre persone o della società.
- Sii sempre sincero, tranne nei casi in cui la tua sincerità potrebbe essere dannosa per qualcuno.
- Mantieni la parola data e gli impegni presi, a meno che farlo sia dannoso per qualcuno. Non fare promesse che non sei sicuro di poter mantenere.
- Tratta tutti gli esseri umani con rispetto, lealtà, onestà ed equità. Riconosci pari diritti e pari dignità a ognuno indipendentemente dalle sue opinioni. Non disprezzare né deridere alcuno per motivi quali: colore della pelle, etnia, religione, orientamento sessuale, capacità intellettuali, salute, aspetto fisico, classe sociale ecc.
- Sii comprensivo riguardo al comportamento altrui e al tuo, dato che nessun essere vivente, compreso l’uomo, ha scelto la propria natura, né è libero di volere ciò che vuole, di sentire ciò che sente, né di sapere ciò che sa. Infatti le motivazioni, i sentimenti e le cognizioni di un essere vivente dipendono dalla combinazione del suo codice genetico con le sue esperienze particolari.
- Sii comprensivo riguardo al comportamento altrui e al tuo, dato che l’io cosciente è una piccola parte della mente umana. Questa è prevalentemente inconscia e influenza l’io cosciente a sua insaputa, perseguendo fini che possono essere diversi da quelli di cui si è consapevoli.
- Pur essendo comprensivo, non tollerare che chiunque commetta illegalità o ingiustizie, e contribuisci all’applicazione della giustizia in quanto cittadino responsabile. Considera tuttavia che lo scopo della punizione non deve essere quello di infliggere dolore alla persona che sbaglia, ma quello di ridurre la probabilità che essa sbagli ancora.
- Obbedisci alle leggi dello stato in cui vivi, tranne nei casi in cui farlo sarebbe dannoso per qualcuno. Paga i tributi che ti competono secondo i tuoi guadagni e i tuoi possedimenti.
- Accresci le tue conoscenze scientifiche e umanistiche al fine di correggere i tuoi difetti, migliorare i tuoi rapporti con gli altri e meglio contribuire al bene comune.
- Nei conflitti con gli altri cerca, attraverso il dialogo, una soluzione pacifica se possibile; evita gesti e atteggiamenti aggressivi, ostili, offensivi; affronta le divergenze con calma, e, se un accordo o un compromesso è impossibile, adotta le misure appropriate per difendere i tuoi gusti interessi.
- Non sopravvalutarti, e non sottovalutarti. Se qualcuno ti fa una critica non respingerla a priori, ma esaminala senza pregiudizi per verificarne la fondatezza.
- Non essere assolutamente sicuro di alcuna verità, né di avere ragione in qualunque questione. Considera che ognuno ha ragione dal proprio punto di vista, e che ogni verità è parziale e suscettibile di essere sostituita da una verità più credibile o più soddisfacente.
- Tollera chi ha idee diverse dalle tue, tranne nei casi in cui la messa in pratica di quelle idee può danneggiare te o altri.
- Rispetta sempre il diritto degli altri di dissentire da te e di avere stili di vita diversi dai tuoi, purché non siano contrari alla giustizia e al bene comune.
- Non far sentire nessuno inferiore a te, in nessun campo. Evita le competizioni sulla sapienza, sulla saggezza, sulla moralità e sulla ragione.
- Metti in discussione e verifica le idee tue e altrui (cominciando da quelle dei tuoi educatori e dei tuoi insegnanti), e scarta quelle che sono contraddette dai dati e dai fatti reali. Insegna ai tuoi figli e ai tuoi eventuali allievi e seguaci a dissentire da chiunque faccia affermazioni infondate, te compreso.
- Non accettare passivamente i messaggi espliciti e impliciti delle tradizioni, delle mode, delle religioni e dei mezzi di comunicazione di massa, ma esaminali criticamente per determinare se inducono a comportamenti contrari al benessere psicofisico.
- Rispetta l’ambiente naturale e quello urbano, contribuisci a tenerli sani e puliti, e difendili da chi li inquina, deturpa o impoverisce, denunciando gli abusi alle autorità competenti. Adegua i tuoi consumi alle condizioni ecologiche. Abbi cura dei beni pubblici come se fossero tuoi privati.
- Cerca di lasciare l'ambiente naturale e quello sociale meglio di come li hai trovati.
- Godi de rispetta la bellezza in tutte le sue manifestazioni, perché essa ci dà piacere, ci consola e ci motiva a migliorare, ma guardati da coloro che la usano per incantare e illudere le persone inducendole a credere nella verità delle loro narrazioni o nella qualità delle loro merci.
- Non generare figli se non sei in grado di dedicare loro tempo ed energie, e di garantire loro il necessario per una crescita sana e serena, tra cui un’istruzione adeguata alle sfide della società attuale.
- Godi della tua sessualità e lascia che gli altri godano della propria, quali che siano le loro inclinazioni, purché nessuna delle persone coinvolte venga danneggiata o costretta a rapporti non desiderati. Protesta contro ogni forma di repressione sessuale e contro l'omofobia.
- Tollera chi è meno intelligente di te, perché nessuno è responsabile del proprio grado di intelligenza.
- Accetta e rispetta la proprietà privata altrui e le disuguaglianze economiche, se esse sono il risultato di attività oneste e legali.
- Partecipa in modo informato alla vita politica della tua città e del tuo stato favorendo con i tuoi voti le politiche più rispondenti all’interesse generale della popolazione (a tutti i livelli, dal villaggio al pianeta) piuttosto che all’interesse di gruppi particolari. Favorisci le politiche tese a dare a tutti pari opportunità di istruirsi.
- Non diffondere notizie o teorie infondate, inattendibili o erronee. Prima di riportare una notizia, verifica l’attendibilità della fonte. Se la verifica è impossibile, non diffondere la notizia.
- Nel considerare il bene e il male tieni conto degli interessi della specie umana oltre che di quelli degli individui.
- Ognuno è civilmente e moralmente responsabile del proprio comportamento, anche se esso è uguale a quello della maggior parte della gente. Infatti, il fatto che una gran quantità di persone si comportino in un certo modo non implica che quel comportamento sia giusto o opportuno.
- Imita coloro che ritieni migliori di te.
- Riconosci a tutti il diritto di non amare o di smettere di amare qualcuno o qualcosa, poiché l’amore è un sentimento involontario. Per lo stesso motivo, considera che nessuno, tranne i bambini, ha il diritto di essere amato.
- Riconosci a tutti il diritto di scegliere con chi interagire e con chi non interagire.
- Considera che la competizione tra esseri umani è inevitabile. Tuttavia essa deve essere aperta, leale e rispettosa della dignità delle persone meno competitive.
- Il bene e il male non sono assoluti né oggettivi, ma sempre relativi alla soddisfazione dei bisogni umani.
- Considera che ognuno cerca di soffrire il meno possibile e di godere il più possibile usando le risorse materiali e immateriali che possiede. E ognuno, te compreso, può aiutare gli altri a soddisfare i loro bisogni, o ostacolarli in tal senso.
- Ognuno è responsabile non solo del male che fa, ma anche del bene che non fa agli altri.
- Si consapevole delle conseguenze delle tue azioni e delle tue non-azioni per il bene degli altri e della società.
- Due o più esseri umani possono negoziare le regole morali delle loro interazioni purché esse non danneggino terzi; nessuno ha il diritto di intromettersi in quella negoziazione.
- Non ti aspettare dagli altri ciò che essi non sono in grado di fare o di capire.
- Ogni donna ha il diritto di abortire se lo ritiene opportuno.
- Ognuno ha il diritto di terminare la propria vita quando lo ritiene opportuno.
- Non prendere nulla assolutamente sul serio (nemmeno questi principi morali), tranne la sofferenza degli esseri viventi senzienti.
Per argomentare la mia affermazione, mi riferisco inizialmente ai bisogni primordiali di ogni essere umano: sopravvivere e riprodursi.
Il bisogno di cooperazione
Per sopravvivere, per soddisfare i propri bisogni, e per riprodursi, ogni umano ha bisogno di cooperare con altri umani.
Tuttavia, perché vi sia cooperazione, non basta volerla, bisogna anche sapere come ottenerla, ed è necessario che certi prerequisiti siano soddisfatti. Infatti può succedere che essa non si realizzi, che avvenga con difficoltà e inconvenienti più o meno gravi, o che dia risultati insoddisfacenti, tanto da indurre gli interessati a concludere che non ne valeva la pena.
Cerchiamo dunque di capire in cosa consiste una cooperazione e a quali condizioni essa è soggetta.
In cosa consiste una cooperazione
La cooperazione tra due umani (i “partner” della cooperazione) consiste nella condivisione di certe cose, e richiede la condivisione di certe altre cose. Per "cose" intendo qualsiasi cosa materiale o immateriale, come oggetti, beni, idee, informazioni, valori, doveri, ecc. (vedi una lista di esempi più numerosa in fondo a questo articolo).
In una cooperazione vengono scambiati beni, e/o informazioni, e/o servizi, nel senso che ciascun partner cede all’altro, o permette all’altro di usare, certe proprie risorse materiali o immateriali, in cambio di certi benefici.
Una forma molto semplice di cooperazione è il commercio, in cui avviene la cessione di un bene in cambio di un corrispettivo, che consiste generalmente in denaro.
Cooperazione come servizio reciproco
Nelle forme più complesse di cooperazione (come l’amicizia, il cameratismo, il rapporto professionale, l’amore di coppia, la solidarietà, il patriottismo, il tifo sportivo ecc.) vengono scambiati servizi, o impegni di servizi, da erogare al verificarsi di certe condizioni. In tal senso un “servizio” può consistere nella difesa, protezione o sostegno del partner, nel mutuo aiuto o nel perseguimento di un comune interesse o obiettivo.
L’erogazione di un servizio può essere considerata una forma di condivisione nel senso che se una persona A "serve" una persona B, si può dire che B “usa” la persona A in quanto “usufruisce” del servizio che A eroga a B. Ebbene, se B usa A, si può dire che A condivide una parte di se stessa con B, a favore di B. Ovviamente ci si aspetta che la condivisione sia reciproca, o che sia ricompensata in qualche modo.
Quando la cooperazione ha successo, è come se, in virtù dell’erogazione e dell'uso reciproco dei "servizi", A e B fossero due parti di un’unica entità (la coppia), parti che cooperano a beneficio, e nell'interesse, della coppia stessa. In tal senso si può parlare di "economia" della coppia.
In altre parole, una cooperazione è una specie di simbiosi, per quanto possa essere di durata limitata e non impegnativa al di fuori dell'ambito della cooperazione stessa.
Infatti, durante la cooperazione, i partner traggono vantaggio dallo scambio dei beni, delle informazioni e dei servizi, e a tale scopo costituiscono un gruppo, ovvero un sistema, dato che per sistema s'intende un insieme di parti che interagiscono per un interesse o scopo reciproco o comune.
Condivisione come comunicazione e congiungimento
Lo scambio di cui stiamo parlando costituisce una "comunicazione" in senso lato, in quanto permette la messa in "comune" di qualcosa. Nel caso dello scambio di informazioni, si può parlare di "comunicazione" in senso stretto, in quanto certe informazioni vengono "copiate" dalla mente di un partner in quella dell'altro. In questo caso "condividere" equivale a "copiare".
In termini più astratti, è come se l’erogatore del servizio condividesse (in tutto o in parte) la propria persona, ovvero il proprio corpo (che include la propria mente), con il fruitore del servizio stesso.
Condividere una cosa tra due o più partner significa che i partner dispongono di quella cosa in comune, nel senso che ciascuno dei partner può usarla come se fosse propria.
Paradossalmente, quindi, sebbene il termine “condividere” faccia pensare ad una divisione, e quindi separazione, una condivisione è una forma di unione, cioè di congiungimento, tra chi produce la condivisione e chi ne usufruisce.
In tal senso, il rapporto sessuale può essere considerato come una forma di cooperazione e di condivisione, in cui vengono condivisi i corpi dei cooperanti.
Donazione vs. condivisione
C'è una differenza significativa tra il concetto di "donazione" e quello di "condivisione". Infatti, nella donazione (come pure nella dedizione e nel sacrificio) il donatore rinuncia a qualcosa a favore del beneficiario, quindi perde qualcosa senza aspettarsi nulla in cambio. Nella condivisione, invece, il condividente non rinuncia a nulla e non perde nulla, ma mette semplicemente qualcosa che prima era privato, a disposizione del partner, oppure rinuncia a qualcosa in cambio di un beneficio maggiore.
Questa differenza tra donazione e condivisione è di fondamentale importanza nel rapporto di coppia, in quanto la donazione, la dedizione, il sacrificio possono dar luogo, nel tempo, ad un risentimento o ad un desiderio di compensazione o di rivalsa che può nuocere alla cooperazione, fino ad indurre gli interessati a interromperla.
Condivisione statica vs. dinamica
Una condivisione può essere statica o dinamica.
Per condivisione statica di una cosa tra due persone intendo il caso in cui le due persone hanno già quella cosa in comune nel momento in cui considerano un'eventuale cooperazione.
Per condivisione dinamica di una cosa tra due persone intendo l'atto del condividere, ovvero la transazione (tra le due persone) attraverso la quale si realizza la messa in comune di quella cosa.
Affinché una condivisione dinamica possa avvenire, è necessaria, a priori, la condivisione statica di certe cose, quali ad esempio, certe regole morali, una lingua, certi saperi, certi interessi, certi obblighi, ecc.
Motivazione alla condivisione
Una condivisione tra due persone può essere suggerita, stimolata, obbligata o forzata da una terza parte (come ad esempio un genitore, un sacerdote, un'autorità politica, militare, economica, culturale, un datore di lavoro ecc.). In tal caso la terza parte può costituire anche l'oggetto della condivisione, nel senso che le persone condividono la stessa autorità a cui si sottopongono, o che insieme combattono.
A proposito di condivisione forzata, il "comunismo reale" costituisce un perfetto esempio di essa. Infatti in un regime comunista "classico", la proprietà privata è consentita in misura molto limitata, e la popolazione è costretta dall'autorità statale a condividere non solo i beni materiali, ma anche l'idea che il comunismo sia una cosa buona.
Tra cooperazione e condivisione esiste una relazione funzionale bidirezionale, nel senso che la condivisione favorisce la cooperazione, e, a sua volta, la cooperazione favorisce la condivisione. Infatti, più intensamente e più frequentemente due persone cooperano, maggiore è la quantità di cose che esse condividono per effetto della cooperazione. D’altra parte quanto maggiore è il desiderio di cooperare, tanto maggiore è la motivazione a condividere certe cose.
Condivisione come chiave di comprensione dei rapporti umani
A mio avviso il concetto di condivisione è molto importante (1) come chiave di comprensione dei rapporti interpersonali (e dei i problemi ad essi connessi), (2) come strumento per orientarsi nella scelta delle persone con cui cooperare e (3) per apprendere a interagire e cooperare con gli altri nel modo più utile per sé e per gli altri.
Ad esempio, un divorzio (che rappresenta il fallimento di una cooperazione tra due persone) può essere spiegato come il risultato di un'insufficiente condivisione di prerequisiti, dovuta a incapacità o rifiuto volontario di condividere, o a differenze eccessive tra le visioni del mondo degli interessati.
Nei rapporti interpersonali è fondamentale capire che non ci può essere cooperazione, né amicizia, né amore senza una sufficiente condivisione, e che tanto maggiore è la condivisione, tanto più efficace è la cooperazione. Si può anche dire che la solitudine è il risultato di una insufficiente condivisione, o del rifiuto di condividere certe cose, come certi valori o disvalori.
Negoziazione di una cooperazione/condivisione
È anche importante capire che una cooperazione può essere (e a mio avviso dovrebbe essere) negoziata esplicitamente, nel senso che ogni parte dovrebbe essere consapevole di ciò che è disposta a condividere, di ciò che è capace o incapace di condividere, e delle condivisioni che esige dall'altra. Dovrebbe quindi informare l'altra delle proprie condizioni, e chiedere all'altra di fare altrettanto. Dopodiché le parti possono decidere con cognizione di causa se tentare una cooperazione o rinunciare ad essa per insufficienza delle condizioni necessarie.
Domande sulla condivisione
Più in generale, la riflessione sul concetto di condivisione permette di rispondere a domande quali: Condividere cosa? Con chi? Perché? E considerando un'eventuale cooperazione con una certa persona, permette di rispondere a domande quali:
- Cosa possiamo condividere?
- Cosa non possiamo condividere?
- Cosa vogliamo condividere?
- Cosa non vogliamo condividere?
- Cosa dobbiamo condividere?
- Cosa non dobbiamo condividere?
- Cosa temiamo di condividere?
- Cosa non temiamo di condividere?
- Cosa desideriamo condividere?
- Cosa non desideriamo condividere?
Se è vero che l'uomo ha un bisogno innato di cooperazione, possiamo dire che ha, di conseguenza, un bisogno innato di condivisione, in quanto mezzo indispensabile per ottenere la cooperazione stessa. Possiamo perciò parlare di istinto di cooperazione e di istinto di condivisione, confondendoli.
In antitesi rispetto al bisogno/istinto di cooperazione e di condivisione, vi è tuttavia il bisogno/istinto di competizione, per cui il vivere civile impone un compromesso tra di essi.
Differenze umane, esclusione e inclusione
Se prendiamo due persone a caso, possiamo affermare che essere condividono certe cose, e non condividono certe altre cose. Sono proprio tali corrispondenze e non corrispondenze che determinano il grado di possibilità di cooperazione tra le persone stesse.
In tal senso, anche il concetto di "inclusione" rientra a mio avviso nel concetto di condivisione. Infatti un'inclusione autentica e non illusoria, è possibile solo attraverso una condivisione di certi beni, valori, idee, impegni, ecc.
Condivisioni di gruppo/massa
Il concetto di condivisione non riguarda solo i rapporti bilaterali tra due individui, ma può interessare gruppi o masse di persone, ad esempio, nell'editoria, nei mass media, nei social network, negli spettacoli, nelle conferenze pubbliche, nelle cerimonie, nei riti, ecc.. Mi riferisco alla diffusione di informazioni o di "performance" che una fonte mette a disposizione di una quantità imprevedibile di persone sconosciute, con o senza una loro attiva partecipazione simultanea.
Questa condivisione di gruppo o di massa ha una doppia funzione. Da una parte consiste nella condivisione tra una fonte e ciascun destinatario-fruitore. Dall'altra costituisce una condivisione tra tutti i destinatari-fruitori che, in virtù del fatto che hanno assistito allo stesso evento (specialmente se in contemporanea), ne condividono successivamente la memoria.
Abbiamo qui, dunque, una doppia condivisione, che favorisce la cooperazione (1) tra la fonte e ciascun fruitore, e (2) tra i fruitori, i quali possono successivamente, nei loro dialoghi, fare riferimento a ciò che hanno visto e udito insieme.
Cose che possono essere condivise
Concludo con una lista di "cose" che possono essere condivise tra due persone, o tra una fonte e un gruppo o massa di persone.
- Beni materiali (mobili e immobili)
- Beni immateriali
- Idee
- Informazioni
- Insegnamenti, scuole
- Saperi e conoscenze
- Ricordi
- Valori
- Interessi
- Obiettivi
- Progetti
- Imprese
- Gusti
- Preferenze
- Colpe
- Responsabilità
- Doveri
- Appartenenze
- Amore/odio verso terzi
- Psicologie
- Filosofie
- Religioni
- Discipline
- Esperienze
- Preoccupazioni
- Sottomissioni ad autorità
- Problemi
- Amicizie
- Paure
- Piaceri
- Dolori
- Speranze
- Luoghi e spazi
- Folklore
- Spettacoli
- Storie
- Genitori
- Famiglia
- Il proprio corpo
- Poteri
- Libertà
- Musiche
- Ritmi
- Danze
- Canzoni
- Opere d'arte
- Concerti
- Conferenze
- Cerimonie
- Riti
- Giochi
- Vizi
- Malattie
- Dipendenze da sostanze
- Ecc.
