Fare insieme

L’uomo ha bisogno di fare cose insieme ai suoi simili, cose qualsiasi, utili, razionali, ma anche inutili o insensate, purché non evidentemente nocive.

Il bisogno di “fare insieme” è innato e generativo, nel senso che da esso derivano ulteriori bisogni, strumentali rispetto al primo.

Il gioco, ovvero il bisogno di giocare, è uno di questi bisogni. Altre forme del fare insieme includono gli spettacoli, il teatro, il cinema, la danza, la musica, lo sport, i riti religiosi e civili, la letteratura, il folclore, le tradizioni, gli usi, i costumi, la conversazione ecc.

L’interazione tra due esseri umani, se non è violenta, segue sempre delle regole sociali, cioè delle convenzioni su cosa sia vietato e cosa obbligatorio, su forme e significati, su limiti e libertà ecc.

La socialità non è un’opzione, ma il fondamento della psiche e della morale.

Fare insieme serve a confermare l’appartenenza ad un gruppo, oltre che a cooperare per scopi comuni e contro nemici comuni. Serve a stabilire rapporti commerciali, di collaborazione, di mutuo aiuto, d’amicizia e d’amore.

Fare insieme significa interagire, cioè costituire un sistema di cui si è o si diventa parte.

L’uomo non può vivere senza far parte di qualche sistema sociale e le sue appartenenze in tal senso hanno bisogno di essere continuamente confermate. La conferma avviene attraverso atti sociali o di socializzazione, non importa se puramente simbolici o materiali. Intendo dire che ciò che viene scambiato può consistere in simboli, informazioni (vere, fittizie o false), beni, sostanze o energie.

Constatata l’impossibilità di fare a meno dell’interazione sociale, all’uomo non resta che la creatività, cioè la possibilità di inventare nuove forme e nuove regole di interazione, più funzionali, ovvero più adatte alla soddisfazione dei bisogni propri e altrui.

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