Il succo di un discorso

Ciò che ci resta, dopo aver udito o letto un certo discorso, è il suo “succo”, cioè la sua “morale” ovvero gli effetti della sua applicazione nella nostra vita, nei nostri sentimenti e nei nostri rapporti con gli altri.

Infatti un discorso può contenere una teoria che possiamo mettere in pratica con vantaggio, oppure raccontare con vantaggio ad altre persone. Può contenere modelli di comportamento o di pensiero che possiamo seguire o imitare con vantaggio. Può contenere informazioni che è utile sapere per ottenere dei vantaggi o per evitare degli svantaggi. Può contenere risposte alle nostre domande e soluzioni ai nostri problemi. Può avvertirci di un pericolo o di un rischio. 

Un discorso può darci piacere e/o dolore, pur senza insegnarci alcunché di utile o di vero. Può illuderci, può farci sognare, può stimolare la nostra immaginazione e dirigerla verso rappresentazioni più o meno gradevoli.

Un discorso può anche contenere inganni, ovvero informazioni false e/o fuorvianti, credere alle quali può essere dannoso per noi o per altre persone.

Oppure il discorso può contenere informazioni che non hanno per noi alcuna utilità o valore, e che non ci conferiscono alcun vantaggio né piacere, per cui prenderle in considerazione sarebbe solo una perdita di tempo e una fatica inutile.

Dovremmo dunque chiederci, prima, durante e dopo aver udito o letto un discorso: qual è il suo succo? Quanto è gradevole o sgradevole? Quanto è salubre o nocivo? Cosa può cambiare nella mia vita e nei miei rapporti con gli altri?

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