Leggere vs. ascoltare

Il discorso parlato ci influenza molto più di quello scritto. Infatti, mentre la lettura è un processo percettivo volontario, attivo, l’ascolto è involontario, passivo.

Nella lettura manteniamo il controllo della percezione in quanto scegliamo consapevolmente dove, quando e quanto a lungo guardare nel testo scritto. Al contrario, nell’ascolto siamo disarmati e facilmente influenzabili dall’oratore.

In altre parole, nella lettura siamo noi (e non l’autore del testo) a scegliere su quali parole o frasi soffermarci, e per quanto tempo. Al contrario nell’ascolto è l’oratore che sceglie, mediante le pause, dove dobbiamo soffermarci, e, variando la velocità e l’intensità della voce, quali parti del discorso accentuare, cioè dove attrarre l’attenzione dell’ascoltatore.

Inoltre, l’oratore è in grado, modulando opportunamente il tono della sua voce, di suggerire (si potrebbe anche dire ‘suggestionare’) particolari connotazioni emotive da associare inconsciamente, involontariamente e automaticamente alle varie parti del discorso.

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