Introduzione al caffè filosofico del 10/2/2022 sul tema “Spiritualità e religione”

Introduzione al caffè filosofico del 10/2/2022 sul tema “Spiritualità e religione”

Premessa: quando si parla di religione e di spiritualità, tra persone con idee contrastanti su questi temi, è facile offendersi reciprocamente. Infatti religione e spiritualità hanno per molti un’importanza capitale in quanto possono essere la base su cui si è costruita la loro personalità e la loro visione del mondo. Pertanto qualsiasi critica o messa in discussione della propria religione o della propria spiritualità viene facilmente percepita come un attacco alla propria persona nel senso più profondo, cioè come un tentativo di demolizione della stessa. Spero pertanto che il contenuto di questa introduzione e le cose che dirò nel corso della serata non abbiano tale effetto, da me certamente non voluto.

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Il vocabolario Treccani definisce la spiritualità, tra altre cose, come “particolare sensibilità e profonda adesione ai valori spirituali”, e in particolare come “l’insieme degli elementi che caratterizzano i modi di vivere e di sperimentare realtà spirituali, sia con riguardo a forme di vita religiosa, sia con riferimento a movimenti filosofici, letterari e simili.”

Inoltre il vocabolario Treccani definisce il termine “spirito”, in molti modi, tra cui i seguenti:

  • principio immateriale di vita che ha la sua manifestazione più pura nella divinità
  • principio di vita religiosa, morale, intellettuale di cui l’uomo è in vari modi e in varia misura partecipe e per il quale si eleva sul mondo materiale
  • entità priva di ogni carattere di corporeità e materialità
  • principio immortale di vita
  • nel cattolicesimo, è uno degli elementi della divina Trinità (lo Spirito Santo)
  • l’animo dell’uomo, inteso come complesso delle facoltà psichiche, intellettuali e affettive
  • in filosofia, termine usato originariamente dagli stoici per indicare il principio materiale di vita, la forza animatrice che conferisce il movimento all’intero universo e, nello stesso tempo, lo dirige e lo ordina
  • a partire da Cartesio il termine assume il significato di “sostanza pensante” e designa l’intelletto o la facoltà razionale, la coscienza, in opposizione alla “sostanza estesa”  cioè alla materia fisica o alla carne
  • per Kant è la facoltà creativa
  • per Hegel lo spirito designa la realtà assoluta, superindividuale, razionale, e la storia dell’umanità in senso finalistico

Queste definizioni denotano due tipi diversi di spiritualità, che possiamo distinguere grosso modo il primo come “religiosa” e il secondo come “laica” o “non religiosa” o “secolare”. 

Infatti anche il termine “spirito” ha connotazioni diverse, che vanno dai concetti religiosi di divinità, angeli, anime ecc., a quelli magici o esoterici di fantasmi, spettri e poteri paranormali o soprannaturali, a quello di psiche, mente o mentalità (si noti a tal proposito  che il termine “mente” e “spirito” in francese si traducono entrambi con “esprit” e in tedesco entrambi con “geist”).

A me piace definire il termine “spirito” in senso cibernetico, relazionale e materialista, cioè come qualcosa di immateriale che influenza la realtà biologica e la mente conscia e inconscia, e in tal senso considero “spirituale” qualsiasi tipo di informazione a prescindere dal supporto fisico su cui essa è scritta e con cui è trasmessa (fuori e dentro il cervello). A tal proposito ricordo che Gregory Bateson definiva l’informazione come “qualsiasi differenza che fa una differenza”. Si noti che la differenza tra due entità A e B è immateriale in quanto non si trova né in A né in B, ma in uno spazio non fisico (potremmo perciò dire ideale, o “spirituale”) tra A e B. Nella mia definizione di spirito è dunque assente qualsiasi proprietà soprannaturale, divina, magica o esoterica, mentre è confermato il suo carattere di immaterialità.

Nella nostra discussione di questa sera vi raccomando di specificare, quando parlate di spirito, se intendete quello di tipo religioso, esoterico o soprannaturale, oppure quello di tipo biologico o mentale.

Per quanto riguarda il termine “religione”, il vocabolario Treccani lo definisce in vari modi, tra cui i seguenti:

  • complesso di credenze, sentimenti, riti che legano un individuo o un gruppo umano con ciò che esso ritiene sacro, in particolare con la divinità
  • per la teologia cattolica la religione si fonda sulla rivelazione da parte di Dio di verità inaccessibili alla ragione umana nello stato presente
  • rispetto e timore della divinità e dei principi religiosi
  • complesso dei dogmi, dei precetti e dei riti che costituiscono un dato culto religioso

In base alle definizioni sopra riportate, vediamo che la religione include la spiritualità (almeno quando è sinceramente sentita al di là del folclore e del conformismo), mentre non è sempre vero il contrario, dal momento che si può coltivare una spiritualità al di fuori di qualsiasi religione e di qualsiasi comunità.

Alla luce di quanto ho esposto sopra, ho raccolto la seguente serie di parole chiave che hanno a che fare con la spiritualità e/o con la religione: anima, psiche, etica, moralità, sacro, fede, credenza, scetticismo, immortalità, resurrezione, reincarnazione, finalismo, ateismo, agnosticismo, esistenzialismo, materialismo, razionalità, irrazionalità, superstizione, adorare, pregare, sacramenti, idolatria, emozione, speranza, coscienza, giustizia, premio, castigo, comunità, conformismo, dogmi, precetti, obblighi, divieti, tabù, valori, magia, sacerdozio, riti, illuminismo, fondamentalismo, laicismo, libertà ecc.

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Come spunti per la nostra discussione di stasera, vi suggerisco inoltre alcune domande a cui potreste tentare di dare qualche risposta.

  • quali vantaggi e svantaggi le religioni hanno portato all’umanità?
  • può esistere una morale indipendente da una religione o da una spiritualità?
  • è meglio una morale religiosa o una morale laica?
  • perché la maggior parte della gente adotta la religione della propria comunità e non una di un’altra comunità?
  • le religioni hanno un futuro o sono in via di estinzione?
  • la religione e la spiritualità sono fenomeni psicologici, cioè costruzioni mentali e quindi fatti soggettivi, oppure fatti oggettivi e reali?
  • in che modo una religione o una pratica spirituale può influenzare il comportamento di una persona?
  • quali possono essere le interazioni e le comunicazioni tra un individuo e uno spirito o un’entità spirituale?
  • che s’intende per “sacro”? Chi stabilisce cosa debba essere considerato sacro? Qual è la funzione del sacro?
  • è possibile studiare e analizzare il sacro senza desacralizzarlo?
  • a quali condizioni atei e credenti possono rispettarsi reciprocamente?
  • cosa promettono le religioni a chi le adotta?
  • abbiamo bisogno di una religione?
  • è possibile una spiritualità atea? (che nega l’immortalità dell’anima)
  • le religioni dovrebbero adeguarsi ai tempi moderni o resistere ai cambiamenti? In che modo dovrebbero/potrebbero adeguarsi?
  • come vanno considerate le sacre scritture di una religione? Presunti fatti storici, metafore, narrazioni fiabesche o cosa altro?
  • come dobbiamo considerare i passi della Bibbia che incitano i fedeli al genocidio, all’omicidio degli omosessuali, alla servitù della donna rispetto all’uomo, all’obbedienza cieca a Dio fino al punto di sacrificare un figlio ecc.?
  • che rapporto c’è tra spiritualità/religiosità ed emozioni?
  • cosa rimproverano gli atei ai credenti e viceversa?
  • credere è un atto volontario o involontario?
  • una religione può causare nevrosi o psicosi?
  • cosa cambia per una persona se Dio (qualunque cosa esso sia) esiste o non esiste?
  • perché le religioni non hanno il senso dell’umorismo?
  • non sarebbe il caso di inventare una nuova religione?

Per concludere, mi sembra doveroso dichiarare, in estrema sintesi, cosa io penso delle religioni e della spiritualità, anche per evitare che qualcuno, come è già successo, mi attribuisca pensieri e sentimenti che non sono miei. Io considero tutte le religioni e tutte le forme di spiritualità invenzioni dell’uomo, per diversi scopi, come i seguenti:

  • spiegare gli avvenimenti come voleri di una o più divinità
  • placare l’angoscia dovuta alla coscienza della propria mortalità, dando una speranza di immortalità
  • fornire regole morali ad una comunità per evitare che si autodistrugga
  • favorire la coesione e l’integrazione sociale delle comunità in senso culturale ed economico
  • sostenere l’esercizio del potere politico attraverso la sottomissione dei sudditi alle autorità “consacrate”

Insomma, penso che le religioni siano tutte costruzioni mentali che hanno comportato e comportano vantaggi e svantaggi per gli individui e per le società. Gli effetti positivi e quelli negativi delle religioni e delle credenze spirituali dipendono dai contenuti delle stesse (intesi come sacre scritture o documenti programmatici) e dai modi (più o meno rigidi, più o meno coerenti, e più o meno estremi) in cui esse sono state applicate nella vita pratica, soprattutto nelle relazioni sociali. Le guerre di religione, gli oscurantismi e le persecuzioni degli atei, degli eretici edelle minoranze religiose hanno dimostrato quanto una religione possa essere malvagia e retrograda. Le vite generose di certi crcedenti e la vita pacifica e produttiva di certe comunità hanno dimostrato quanto una religione possa essere benefica.

Gli umani si possono dividere in due grandi categorie: quelli che credono che l’anima dell’individuo, dopo la morte, si reincarni o si trasferisca in un’altra dimensione, e quelli che credono che nulla resti di un individuo dopo la sua morte (se non qualche ricordo presso i sopravvissuti). I primi hanno bisogno di una religione o di una spiritualità che li guidi in questa vita nella prospettiva dell’aldilà; i secondi non ne hanno bisogno, e sono perciò atei o agnostici. Io appartengo alla seconda categoria, ma rispetto coloro che appartengono alla prima, anche se la penso diversamente da loro circa la finitudine dell’esistenza. Pertanto rivolgo la mia attenzione al bene e al male che incontreremo prima di morire, in questa vita, e per questo mi interesso di etica in senso non religioso.

In quanto alla mia personale spiritualità, io credo in un solo spirito: l’inconscio. Ognuno ha il suo, in ognuno esso è diverso, ma con molte cose in comune con quelli altrui.

Infine, io credo che tutte le religioni attuali siano anacronistiche e debbano essere sostituite da un’etica e da una spiritualità non religiose adatte ai nostri tempi. Questo è il senso del progetto “Vangelo Laico” su cui sto lavorando con alcuni amici e che è descritto nel sito vangelolaico.it.

E ora lascio volentieri a voi la parola.

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